Richard Taylor, docente di fisica dell'Università dell'Oregon e appassionato d'arte si trovò di fronte a Blue Poles, Number 11, di Jackson Pollock, subito gli venne spontaneo pensare ai frattali. Era un dipinto del 1952.

"La mia pittura non viene dal cavalletto. Non tendo quasi mai la tela prima di dipingere. Preferisco inchiodarla, non tesa, sul muro o sul pavimento. Ho bisogno della resistenza di una superficie dura. Sul pavimento sono più a mio agio. Mi sento più vicino, più "parte del dipinto", perché in questo modo posso camminargli attorno, lavorare da tutti e quattro i lati ed essere veramente in esso. E' un metodo simile a quello dei pittori su sabbia dell'India orientale. Mi allontano sempre più dai soliti strumenti del pittore come il cavalletto, la tavolozza, i pennelli ecc. Preferisco i bastoncini, la cazzuola, i coltelli, la vernice fluida gocciolata o un pesante impasto di sabbia, vetro sminuzzato e altri materiali insoliti". [Jackson Pollock]

"Il primo passo nelle nostre ricerche è stato la scansione al computer di un dipinto di Pollock; l'immagine così ottenuta è stata poi ricoperta con un reticolo generato al computer di celle quadrate tutte uguali. Analizzando quali celle fossero occupate dallo schema dipinto e quali vuote, siamo riusciti a determinare le qualità statistiche dello schema. Inoltre, riducendo la dimensione delle celle, lo si poteva esaminare a un ingrandimento maggiore. Abbiamo così potuto analizzare tutti gli elementi del dipinto, dalle più piccole macchioline di colore fino a quelle delle dimensioni di un metro. Sorprendentemente, abbiamo trovato che gli schemi sono frattali, e lo sono sull'intero intervallo dimensionale scelto, ai cui estremi stanno due valori che differiscono di un fattore dimensionale superiore a 1000. Riassumendo, è possibile affermare che Jackson Pollock dipingeva frattali 25 anni prima della loro scoperta nei fenomeni naturali". [Richard P.Taylor]
Taylor ha analizzato la produzione artistica di Pollock tra gli anni 1943 e 1952. E' il periodo in cui prevale la tecnica del dripping, ossia delle tele "gocciolate": tele enormi, stese sul pavimento e sulle quali il colore veniva fatto gocciolare con pennelli o bastoncini in modo da creare complessi grovigli di linee. E il computer ha confermato l'idea di Taylor: le tele gocciolate di Pollock sono frattali di cui è anche possibile calcolare la dimensione.
l concetto di dimensione di un oggetto è abbastanza familiare. Ad esempio un segmento ha dimensione uno, un quadrato ha dimensione due ed un cubo ha dimensione tre. Il frattale ha una dimensione frazionaria.
Quindi per figure piane i numeri frazionari sono compresi fra 1 e 2. Possiamo dire che la dimensione ci dà un'idea di quanto il frattale riempia il piano. Frattali di dimensione prossima ad 1 saranno simili ad una curva, frattali di dimensione prossima a 2, tenderanno ad occupare tutto il piano.
La dimensione dei lavori di Pollock, calcolata al computer, è andata crescendo nel corso degli anni. Le variazioni della dimensione frattale riflettono l'evoluzione delle sue opere. La sua pittura si è fatta sempre più complessa con il passare degli anni, 1.12 nel 1945 a 1.7 nel 1952, fino a raggiungere 1.9 in un dipinto che l'autore distrusse.
Sono stati analizzati anche quadri di artisti imitatori di Pollock. Le loro tele hanno una dimensione frattale notevolmente inferiore a quella degli ultimi lavori del pittore statunitense.
"Le nubi non sono sfere, le montagne non sono coni, le linee di costa non sono cerchi e la corteccia non è liscia, né il fulmine viaggia in linea retta". [Benoît Mandelbrot]

2 commenti:
"Una goccia d'acqua che si spande nell'acqua, le fluttuazioni delle popolazioni animali, la linea frastagliata di una costa, I ritmi della fibrillazione cardiaca, l'evoluzione delle condizioni meteorologiche, la forma delle nubi, la grande macchia rossa di Giove, gli errori dei computer, le oscillazioni dei prezzi Sono fenomeni apparentemente assai diversi, che possono suscitare la curiosità di un bambino o impegnare per anni uno studioso, con un solo tratto in comune: per la scienza tradizionale, appartengono al regno dell'informe, dell'imprevedibile dell'irregolare. In una parola al caos. Ma da due decenni, scienziati di diverse discipline stanno scoprendo che dietro il caos c'è in realtà un ordine nascosto, che dà origine a fenomeni estremamente complessi a partire da regole molto semplici."
James Gleick
Articolo:
http://pesanervi.diodati.org/pn/?a=339
Credo che Pollock, con la frase :“Io mi occupo dei ritmi della natura”, intendesse semplicemente evidenziare una certa correlazione tra il “lato pratico” della tecnica dello sgocciolamento, e alcuni aspetti della natura che l’uomo ormai conosce sin dalla notte dei tempi.
Sicuramente influenzato quindi da uno di questi “aspetti della natura”, come ad esempio il moto e i flussi del vento, ha cercato di ricreare artificialmente (con la tecnica che tutti conosciamo: lo sgocciolamento), una sorta di “parallelismo” tra i due “eventi” (tecnica e natura), da potersi concretamente espletare nell’esecuzione delle sue tele; a dimostrazione appunto dell’oggettività di tale idea. Oggi sappiamo comunque che tali idee (che un tempo potevano restare unicamente nel campo delle ipotesi), hanno delle basi scientifico-matematiche piuttosto concrete.
Se prendiamo ad esempio in considerazione il gocciolamento di un rubinetto, non osserviamo nient’altro che una sorta di “caos in miniatura”; esso rappresenta inoltre un sistema dinamico discreto, più facile sia da osservare che da analizzare di un sistema continuo. In condizioni di “flusso ordinario” (lento), avremo quindi delle gocce ritmiche e ripetitive; se però il flusso aumenta, la goccia, formandosi, vibra. Essa non ha perciò la possibilità di entrare in uno stato stazionario di lento accrescimento. Di conseguenza, il preciso istante in cui essa si stacca dipende non solo da quanta acqua è entrata nella goccia, ma anche dalla velocità con cui questa si muove nella sua oscillazione. In tali circostanze le gocce possono prodursi a intervalli irregolari, aperiodici.
L’analogia con il flusso di un fluido, risulta quindi evidente. A piccole velocità un fluido scorre in modo regolare, ma a velocità maggiori compie una transizione alla turbolenza; ciò significa che a piccole velocità le gocce si formano regolarmente, mentre a velocità più elevate diventano irregolari. Grazie ad alcuni esperimenti condotti alla UCSC circa venti anni fa da Robert Shaw e colleghi, si è arrivati a ricostruire la topologia di un attrattore nella dinamica di un rubinetto che gocciola. Oggi quindi sappiamo che un attrattore strano è effettivamente responsabile del regime non periodico del gocciolamento di un rubinetto all’aumentare del flusso d’acqua (l’attrattore che viene a crearsi è simile a quello di Hénon). A velocità di flusso più elevate l’attrattore sperimentale diventa molto complicato, e la sua struttura credo che non sia stata ancora compresa. Se quindi l’idea che la dinamica caotica degli attrattori strani sia responsabile almeno di alcuni fenomeni turbolenti è ormai accettata, gran parte della turbolenza rimane però un mistero. Alcuni aspetti "matematici" quindi della tecnica di Pollock, debbono ancor oggi essere risolti.
Fausto Intilla
www.oloscience.com
PERSONALMETE IO PENSO CHE POLLOCK NON HA INVENTATO NULLA CHE NON SIA GIA' IN NATURA, IL CASO HA VOLUTO POI CHE AVESSE FORTUNA COMMERCIALMENTE...MOLTI SONO GRANDI ARTISTI ANCHE PIU' DI POLLOK,MA AHIME' SCONOSCIUTI E POCO FORTUNATI, MAGARI INTROVERSI E GENIALI COME LUI,PURTROPPO QUESTE PERSONE NON AVRANNO MAI LA FACOLTA' E LA LIBERTA' DI POTERSI ESPRIMERE PERCHE' LA NOSTRA SOCIETA', SPECIE IN ITALIA, DI CERTO NON OFFRE ALCUN VANTAGGIO NEL MESTIERE D'ARTISTA...
MI SCUSO SE CIO' CHE SCRIVO E' BANALE O RETORICO. E' CIO' CHE PENSO .GRAZIE UN SALUTO A CHI LEGGE.
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